La pianta della vite ha una storia che risale a tempi inenarrabili. Si parla addirittura di milioni di anni fa, per la precisione cinquanta milioni di anni fa, epoca a cui risale un tralcio fossile riconducibile alla vite, rinvenuto nella regione dello Champagne in Francia.

Ma “solo” dodici milioni di anni fa comparvero nuove varietà del genere “vitis”, i cui frutti erano bacche riuniti in grappoli. Chi sa se alcuni degli animali preistorici se ne cibassero, smaltendo poi proverbiali “sbornie”? Non ci è dato saperlo, ma in natura tutto era pronto per regalare ai primi ominidi un nettare la cui fama non sarebbe tramontata sino ad oggi.

E così fu: dalla casuale scoperta delle proprietà inebrianti del succo fermentato delle bacche, alla produzione del vino il passo fu relativamente breve. Probabilmente però i primi vini prodotti venivano utilizzati nelle cerimonie magiche e religiose, per meglio favorire il contatto con gli dei.

E non a caso, nelle antiche culture, il consumo della “diVina” bevanda era riservata solo agli uomini, ritenuti degni di entrare in contatto con gli spiriti superiori. Di questo ci giunge notizia dalle iscrizioni cuneiformi rinvenute in tavolette d’argilla nella regione del Golfo Persico, e nella Sacra Bibbia si trovano oltre cinquecento accenni al vino.

Scavi archeologici su resti di civiltà risalenti a seimila anni fa hanno consentito il ritrovamento di giare che ancora conservavano sul fondo sedimenti composti da vinaccioli.

Risale allo stesso periodo la comparsa della vite nell’antico Egitto. Ne sono testimonianza numerosi affreschi con raffigurazioni della vendemmia e della pigiatura dell’uva.

Il termine “we–an”, riconducibile alla nostra parola “vino” fece la sua comparsa nel lessico degli Ittiti, circa tremilacinquecento anni fa.

Il vino fu celebrato inoltre con grandi fasti durante il periodo della Grecia antica, durante le feste Dionisiache, in onore del dio Dioniso. Amatissimo dai romani, il vino però era bevuto con acqua, oppure addolcito con miele.

E nei ridondanti baccanali ovunque risuonava l’allegro augurio: “ Prosit!”.

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