Capo Bruzzano fu anticamente fondato dai greci, gli Achei, che lo chiamarono “Zephirion Akron”, ovvero “Capo Zefiro”, con riferimento all’omonimo vento dell’Ovest che nei millenni ha scolpito e levigato la costa rocciosa formando incredibili forme dai colori pastello, crema e rosato. Il mar Ionio trasparente e invitante non è stato contaminato da scarichi industriali e di agglomerati urbani, e dunque rimane da sempre cangiante nelle sue sfumature verdi, turchesi e cobalto.

Nel 2005 Legambiente ha inserito la spiaggia di Capo Bruzzano tra le undici più belle d’Italia, e non a torto. Per soggiornare, ci dirigiamo nella vicina cittadina dal nome evocativo, Bianco, dove sono disponibili alberghi e case in affitto. Ma è questo bellissimo litorale che affascina, sconosciuto al turismo di massa, magari un po’ fuori mano, e per questo non rovinato da cemento e stabilimenti invasivi sul territorio.

La costa dei Gelsomini prende il nome dalle coltivazioni di questo fiore e si fa notare nella sua selvaggia semplicità, da Punta Stilo a Capo Spartivento. Proprio nei primi quindici giorni di Agosto, a Bianco hanno luogo diverse manifertazioni tipiche che si susseguono nel tempo immutate e immutabili come le tradizioni calabresi, tramandatesi di padre in figlio con genuina spontaneità.

Il 15 e 16 di Agosto vi è il tripudio dei festeggiamenti in onore della Madonna di Pugliano che culminano con un fantastico spettacolo pirotecnico. Non lasciamo Bianco senza riportarci a casa il vino della zona, il Vino Greco, un passito d.o.c., profumato di zagara e bergamotto. Eppure non finisce qui, i dintorni sono tutti da scoprire. Non abbiamo bisogno di andare ai Caraibi per avvistare fauna marina rara e in via di estinzione, infatti nella zona di Brancaleone, precisamente nella costa tra Capo Bruzzano e Punta Spropoli, nidificano ancora le tartarughe marine, le Caretta Caretta, e per poterle avvistare vengono organizzati appositi tour di ecoturismo.

Purtroppo noi siamo un po’ fuori tempo, perché l’epoca propizia è Giugno, ma ci riproponiamo di ritornare per godere di questa esperienza unica. Se tutto questo non basta, un’altra bellezza naturale è a portata di mano: il Parco Naturale dell’Aspromonte, con la possibilità di effettuare trekking ed escursioni lungo i sentieri ben battuti.

Noi abbiamo visitato l’incredibile Pentedattilo, una cittadina quasi fantasma arroccata sulla rupe del Monte Calvario, a 250 m. d’altezza, chiamata così per la forma che ricorda cinque dita di una mano. Abbandonata negli anni ‘60, è stata rivalutata negli ultimi anni del Novecento, ma rimane ancora un luogo di mistero e meditazione, duro e sinuoso allo stesso tempo, come le rocce millenarie che la proteggono dall’usura dei secoli.

Una Calabria ancora autentica e sconosciuta, pensiamo dei luoghi visitati, contenti di averli ancora trovati così, profumati di vento e mare, e di fiori selvatici.

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