Questa piccola isola dove anche in novembre il sole scalda ancora generoso, fa parte dell’arcipelago lagunare dello Stagnone, a metà strada fra Trapani e Marsala. Lo si raggiunge in auto, lungo la statale 115, seguendo poi le indicazioni per l’imbarcadero, dove occorre lasciare l’auto. L’aeroporto più vicino è a Birgi, che dista 12 chilometri dal centro di Trapani. Per soggiornare si possono scegliere hotel e agriturismi a Trapani, Marsala o Erice.

Dalla loro terra libanese i Fenici solcarono i mari con veloci imbarcazioni nere di pece. Raggiunsero Mozia intorno all’VIII secolo A.C. e la trovarono a loro congeniale, riparata dai venti e vicina all’Africa, dunque punto di transito per le rotte commerciali verso Nord e verso la Spagna. In epoca romana l’isoletta fu invece ignorata, cosicché le testimonianze dell’antica civiltà fenicia non furono contaminate. Agli inizi del 1900 Mozia venne acquistata da Giuseppe Whitaker, industriale e studioso di scienze e archeologia. Furono così riportate alla luce, grazie a importanti scavi archeologici, le antiche strutture architettoniche presenti sull’isola. Occorre munirsi di calzature comode e godersi la bellissima passeggiata immersi tra i profumi d’autunno di una natura protagonista e non mero sfondo per questo dimenticato angolo di storia.

Tra le case, quella detta “Dei Mosaici” pare conservi il più antico mosaico di Sicilia. Ciottoli di fiume bianchi e neri riproducono figure di animali esistiti e di fantasia. Ma il luogo forse più emozionante dell’isola è il “Tophet”, area sacra degli antichi popoli orientali, che si trova sul lato Ovest. Citato anche dalla Bibbia, si tratta della necropoli dei neonati maschi e primogeniti sacrificati al culto del dio Baal Hammon.

Il museo archeologico che visitiamo proprio a Mozia è situato nella bella abitazione ottocentesca di Whitaker. Al suo interno ammiriamo delicate ceramiche fenice puniche, vasi corinzi, statuette raffiguranti la Grande Dea Madre Mediterranea. Tra i reperti più prestigiosi spicca la statua in marmo detta del “Giovinetto di Mozia”, alta un metro e ottanta, probabilmente raffigurante un auriga. Alle spalle del museo, la “casa delle anfore” ci mostra una bella collezione di quelle rinvenute in quel luogo.

La gita a Mozia si può esaurire in una giornata, ed occorre rientrare a Marsala per la notte. Città dal centro storico recentemente restaurato, Marsala non deluderà chi ricerca il bello e il buono dei luoghi che visita. Il bello di un clima mite che anche in novembre è generoso di sole. Il buono di una gastronomia ricca di prelibatezze. La granita a colazione è di per sé un vero lusso da godere in Sicilia. Granite alla mandorla, al caffè, ai gusti più innovativi. Ottimi primi e secondi piatti a base di pesce fresco.

Dolci tipici come i “Bucciddati” a base di fichi, uva passa, mandorle, vaniglia. Dolci che ricordano le atmosfere orientali, da “Mille e una Notte.” E il protagonista del luogo: il vino Marsala doc.

Altri weekend simili