Situata a soli 29 km da Macerata, Cingoli è raggiungibile percorrendo la statale 502, o le diverse strade provinciali collegate ai caselli autostradali dell’autostrada A14 Ancona nord, Porto Recanati, Civitanova Marche. Le colline in questo periodo sono ammantate di colori, come saprà bene chi si interessa di una nuova e insolita attività: la cosiddetta “leaf watching”.  Si tratta più semplicemente di immergersi nella natura autunnale e godere delle bellissime e “fotogeniche” tonalità delle foglie caduche.

Sfumature che spaziano dal giallo oro, ocra, fino a divenire vampate di rosso acceso. A 650m di altitudine si affaccia su questo panorama mozzafiato Cingoli, dominante praticamente tutte le Marche, dal Conero ai monti Sibillini, fino al mare Adriatico. La cittadina ci appare bianca e tersa, come la pietre strappate alle montagne per costruire le abitazioni. Anche l’aria, pungente, ci ricorda che fino al 1930 per le vie scorrazzavano i lupi alla ricerca di cibo.

Elegante e raccolta, a  Cingoli si apprende una piccola bizzarrìa a proposito dei suoi tre Santi Patroni, ovvero San Bonfilio, Santa Sperandia e San Esuperanzio: quest’ultimo era africano, quindi nero. La chiesa a lui dedicata è particolarmente bella, in pietra arenaria, risalente al 1139. Sono comunque diversi i palazzi e le chiese che rendono ricca d’arte e di storia questa cittadina, quali la Cattedrale di Santa Maria Assunta, ubicata sul lato ovest della piazza centrale, costruita nel 1615.

L’elegante palazzo municipale risale al 1100, ed è sovrastato dalla romanica torre dell’orologio. Da ammirare inoltre le facciate degli antichi palazzi: Palazzo Puccetti, Palazzo Cima della Scalà e Palazzo Castiglioni dove nacque Pio VIII. La visita della città però non esaurisce le sorprese del nostro fine settimana. A pochi chiilometri da Cingoli la natura rigogliosa dei boschi e dei prati ci rapisce lo sguardo. Raggiungiamo tra Cingoli e Apiro l’Oasi Naturalistica del lago Castreccioni inaugurata in settembre, e ne vale proprio la pena. Salici, pioppi e lecci ci regalano la loro farandola colorata, e sono il regno ancora incontrastato di almeno quattordici specie di uccelli migratori e svernanti, tra i quali il cormorano, l’airone cenerino, l’alzavola.

Si incontrano con facilità le orme dei cinghiali, ma i più fortunati potranno riconoscere quelle del lupo, che solo da alcuni anni popola nuovamente queste zone.

E dopo le belle passeggiate ci meritiamo l’attesa sosta a tavola, senza sensi di colpa per l’abbuffata incombente. Proprio in queste zone pare sia la patria della porchetta, preparata imbottita con finocchio selvatico, aglio e rosmarino imbevuti di vino bianco. Ma le ghiottonerie per chi ama i salumi non terminano certo qui: da provare assolutamente sono gli spiedini insaporiti dal “Pilotto”, squisito lardo fatto fondere e colato sulla carne.

Tipico inoltre lo spiedo “alla leccarda”, un recipiente posto sotto le carni contenente vino rosso, olive nere, limone e salvia, che conferiscono a questi arrosti un inconfondibile aroma. I prodotti tipici da portarci a casa? Le olive all’ascolana, ma soprattutto ancora salumi, che qui sono lavorati secondo tradizionali ricette: la “barbaja”, guancia suina, il “ciarimbuli”, budella salate e affumicate, da cuocere alla piastra, il “ciausculu”, un salame artigianale che rimane morbido e spalmabile.

Oltre a salami, prosciutti, coppa, immancabile il tagliere di formaggi che imbandiremo con i vari tipi di pecorino, trattati con particolari e diverse lavorazioni. Impossibile non menzionare inoltre la tipica caciotta, lo “slattato”, il “bazzott”. Un ultimo acquisto prima di ripartire? L’ottimo pampepato, da degustare insieme una volta a casa.

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