Negli immaginifici anfratti della mente di ognuno si fonderanno realtà e fantasia visitando questo antico borgo dell’Umbria più segreta. Si arriva a Corciano da Perugia, da cui dista circa 10 kilometri, oppure percorrendo la superstrada E-45 che collega l’Umbria con la Romagna. Corciano è inoltre raggiungibile da Firenze, con raccordo dall’autostrada A1.

Il centro storico si raccoglie entro la cinta muraria lunga quasi un kilometro, e ha conservate intatte le sue caratteristiche medioevali. Dal corso principale si arriva alle bellezze artistiche di Corciano: il palazzo municipale, risalente al XVI secolo, con affreschi degli Zuccari. Proseguendo ammiriamo i palazzi dei Priori e della Mercanzia. Sul lato destro della piazza principale giungiamo alla chiesa di Maria Assunta, che contiene la pregevole opera del Perugino, l’Assunta, e il Gonfalone di Benedetto Bonfigli.

Le costruzioni interamente in pietra ci fanno capire da subito che qui il tempo pare essersi fermato. E l’innaturale immobilità dei passanti con le vesti dalle strane desuete fogge? Sembrano davvero creature viventi, eppure sono i personaggi a misura d’uomo del Presepe, che incontriamo a capannelli, coppie, piccoli gruppetti disseminati lungo le vie di Corciano.

Ci sono figure di donne che gesticolano, raffiguranti immobili la loro concitazione, vecchi mercanti arcigni, comari assorte, pastori con le pecore. Talmente ben fatte che la cagnolina al nostro seguito ne rimane sconcertata, e abbaia furiosamente alle pecorelle immobili. In una vera stalla dal pavimento ricoperto di paglia, scura per la luce fioca, si ammira quasi con deferenza il gruppo della Natività.

Un viaggio in Umbria fino al 7 gennaio ci regala la bella emozione di scoprire i Presepi più belli, dai più umili ai più sofisticati meccanici, con le ruote dei mulini che si muovono, e il giorno e la notte che si alternano.

Terra di ulivi e castelli, la zona del lago Trasimeno non ci deluderà neppure d’inverno, perché le giornate di sole qui sono generose e regalano freddo pungente ma asciutto. Con cappello e guanti, rinunciando le signore ai tacchi alti, ci si avventura tranquilli alla scoperta di queste antiche magiche atmosfere. C’è odore di legna, quando arriva la sera, perché quasi tutti nelle case accendono il loro camino. Anima della casa, piacere irrinunciabile. Girovagando per le campagne incontreremo altri piccoli borghetti deliziosi, arroccati su abbordabili pinnacoli di collina.

A tavola iniziano poi a dispiegarsi le delizie per il palato, a cominciare dall’antipasto più tradizionale, la torta al testo. Somiglia un po’alla piadina romagnola questa focaccia, ma appare più alta e croccante. Si gusta ben calda, ripiena di rucola e stracchino. O come desideriamo, ovviamente, accompagnata dagli ottimi salumi prodotti nella zona.

La pasta più tipica? Noi abbiamo assaggiato ottimi “umbricelli”, simili agli spaghetti nella forma, favolosi con il ragù di carne, o con un sughetto di pancetta e salsiccia. Nella zona si possono gustare inoltre ottimi piatti a base di tartufo nero. Ed ancora: polente morbide con crema di formaggi, o ai funghi porcini che sono ora di stagione.

Se si deciderà di trascorrere il Capodanno in uno dei numerosi agriturismi della zona, sarà certamente una scelta azzeccata. E si tornerà poi in città lasciando un pezzetto d’anima sulle armoniose curve di queste colline ammantate di silenzio.

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