La cittadina di Barile, a 44 km da Potenza, si raggiunge percorrendo l’autostrada A16 Napoli-Canosa, giungendo sino a Candela. Si prosegue quindi imboccando la superstrada per Potenza, fino allo svincolo che porta a Barile.

Il monumento simbolo del paese è la fontana dello Steccato, creata nel 1713. Ma le origini della città sono più antiche, risalgono infatti al 1400, quando alcuni profughi albanesi la fondarono. Alle porte del paese sorge infatti la chiesetta di Santa Maria di Costantinopoli, che ospita una tela, la “Madonna Bizantina” che la tradizione vuole fosse stata conservata proprio dai fuggitivi albanesi, perché vegliasse su di loro.

La cultura e le tradizioni sono qui tramandate oralmente da secoli, trasmesse ai figli, ai nipoti. Tra queste una delle più suggestive è la Processione dei Misteri, che viene ripetuta ogni venerdì Santo, da tempo immemorabile, con devozione e impegno.

Si tratta di un evento attesissimo, dove i partecipanti vestono i panni dei personaggi della Via Crucis descritta dai Vangeli, ma anche di misteriose figure simboliche, come il Moro e la Zingara.

Proprio la Zingara è uno dei ruoli femminili più singolari ed inquietanti della manifestazione: ricoperta dell’oro delle donne del paese è agghindata con vesti colorate e sgargianti. Mentre tutti sono in lutto, lei, che per l’oro ha fornito i chiodi per la Croce di Cristo, avanza spavalda.

Un inquietante uomo incappucciato si frusta la schiena e minaccia gli astanti: è Malco, che rappresenta la sofferenza di un popolo che non dimentica l’antica sua terra lontana. Per la tradizione popolare questo personaggio è condannato, per avere schiaffeggiato Cristo, a vagare in eterno senza trovare pace.

Ed ancora, tutti i personaggi sacri. Trentatre bimbe portano su un vassoio i simboli della Passione: i chiodi della Croce e i trenta denari del tradimento di Giuda. Per continuare la nostra visita il Sabato e la Domenica di Pasqua, questi luoghi offrono bellezze naturali tutte da scoprire.

Il cratere del vulcano Vulture ormai spento è ora occupato dalle acque dei laghi di Monticchio, dove si specchiano l’Abbazia di San Michele e i ruderi dell’Abbazia di Sant’Ippolito.

Merita una lunga sosta l’antico centro storico di Melfi, circondato dalle antiche mura medioevali. Il Castello normanno ospita il museo, interessantissimo, con il “sarcofago di Rapolla”, di età romana. Tutta la zona è famosa per lo squisito e pregiato vino rosso, che piaceva anche a Federico II: l’Aglianico. Infatti, è proprio la lava rappresa del vulcano Vulture, spento da secoli, a conferire un aroma  inconfondibile al vino e all’olio di oliva chiaro e leggero di questa terra generosa di sapori.

In Lucania secondo la tradizione è nata la pasta: lavorata pazientemente a mano e fatta solo di farina di grano duro, acqua e sale. Possiamo gustarla con le forme più disparate: bucatini, cavatelli, orecchiette, fusilli. Il ragù lucano è di per sé una vera e propria ghiottoneria, con carni di suino, agnello e capretto.

Da non dimenticare la famosa salsiccia “lucanica”, preparata con varie parti del maiale, perché, come recita un proverbio lucano, “del maiale si perde solo il grido”.

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