Ai tempi di Giacomo Puccini le differenze con il panorama odierno erano enormi. Puccini elesse proprio Ansedonia come rifugio e oasi di pace, stanco dei clamori e della mondanità di Viareggio. Scelse come sua dimora una imponente torre costruita nel tardo 1500 dagli spagnoli, la Torre della Tagliata, che ai giorni nostri si conserva quasi intatta.

Immaginiamo i boschi ricchi di selvaggina e la natura lussureggiante che Puccini apprezzò. Ebbene, non tutto è cambiato radicalmente. L’avanzata del cemento cittadino qui è stato moderato, e la natura regna ancora sovrana. Nei colori, nei profumi di boschi e mare, nell’abbondanza di fauna selvatica che ancora popola queste zone. Il turismo di massa qui non ha preso piede. Al contrario, folaghe, fischioni, germani reali e falchi di palude trovano rifugio nell’oasi del WWF del lago di Burano.

Da nord, per arrivare ad Ansedonia si percorre l’autostrada A12 sino a Livorno. Si prosegue quindi sulla strada statale n. 1, l’antica strada Aurelia. Se si raggiunge Ansedonia da Sud, ci si dirigerà a Civitavecchia e si proseguirà poi lungo la via Aurelia. La zona è ricca di località turistiche più o meno alla moda: all’Argentario si portano abiti da sera e tenuta da “trekking”, per non annoiarsi mai.

Vita notturna scintillante a Capalbio, Porto Ercole e Porto Santo Stefano, ma tutte le località marittime della zona sono ricche di fascino e storia. Da Porto Santo Stefano si può raggiungere con il traghetto l’Isola del Giglio con i suoi splendidi paesaggi.

Visitiamo la laguna di Orbetello racchiusa da due bracci di mare e non possiamo non innamorarci di un mare così limpido che invoglia ad effettuare vere e proprie immersioni subacquee. I fondali infatti sono ricchi di relitti e reperti archeologici. Sulla rada di Ansedonia, non manchiamo di ammirare ciò che resta della Torre di San Pancrazio, costruita in età medioevale per poter avvistare le navi dei pirati barbareschi e dare tempestivamente l’allarme. Non ripartiamo senza aver visitato Cosa, l’antica città etrusca che era divenuta uno di porti più importanti del Tirreno, e prima colonia romana fondata nell’anno 273 A. C.

A tavola la Maremma è incredibilmente generosa: piatti di pesce e carne per tutti i palati. Una specialità di Porto Ercole è la zuppa di patate e scampi freschissimi. Nella stagione giusta, le ghiotte ricette a base di cinghiale faranno la felicità degli amanti della selvaggina. 

Di tutto rispetto la produzione dei vini locali: dal Morellino di Scansano al bianco di Pitigliano. La bottiglia più ambita? Un raro Ansonaco, vino bianco dal gusto insolito di ginestra, prodotto all’isola del Giglio.

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