Una piccola perla incastonata tra vette di duemila metri, a lato della Valsugana. Si tratta della meno nota Valle dei Mòcheni, a soli 20 chilometri da Trento. Per raggiungerla usciamo dal casello Trento dell’autostrada A22 del Brennero e percorriamo la statale 47 sino a Pergine Valsugana. Proseguiamo sulla provinciale 8 sino alla Valle. La stazione ferroviaria più vicina si trova a Trento.

Gli abitanti residenziali della Valle sono poco più di 3000, sparsi nei vari masi che rendono così caratteristico questo luogo fiabesco. Qui ancora oggi si parla una lingua che somiglia a un bavarese medioevale, che negli ultimi decenni è stata comunque ampliata da termini del dialetto valsugano. Per non dimenticare le antiche tradizioni locali nella zona sorge un museo etnografico formato da tre strutture. Vicino a Palù del Fèrsina possiamo visitare la miniera Gruab va Hardimbl, con le gallerie e le scale in legno risalenti al 1500.

A Fierozzo si rimane impressionati dall’accuratezza dell’arredamento del maso Der Filzehof, mantenuto ancora oggi come erano le case rurali della zona nei secoli scorsi. A Roveda troviamo infine il Mulino del Mil, che veniva utilizzato per la macinazione dei cereali. Gli antichi coloni tedeschi arrivarono nella Valle invitati dai conti del Tirolo per coltivare le terre impervie. Mòcheno infatti è un termine derivante dal bavarese medioevale e significa appunto lavoratore.

Nella piccola Valle non sono stati eretti grandi strutture ricettive, si soggiorna in piccoli alberghi ben integrati nel territorio naturale. Le donne e gli uomini indossano con orgoglio i vestiti tradizionali e sembra quasi che il tempo si sia arrestato, permettendo al visitatore di assaporare appieno l’atmosfera calma e rarefatta che sprigiona ogni cosa che qui ci circonda.

Una capatina al piccolo ufficio del turismo di Sant’Orsola ci permette di avere le cartine con gli itinerari proposti per le escursioni in bici o a piedi, a seconda della nostra forma fisica e dei gusti personali. Ad esempio, il sentiero della Grande Guerra è percorribile sia in estate sia in inverno e si imbocca a 900 metri di altezza, dai centri di Frassilongo, Fierozzo e Palù.

Lungo la passeggiata che arriva sino a 2200 metri ci si imbatte in resti di trincee, baracche e osservatori utilizzati nel corso della prima Guerra Mondiale. Per chi ama immergersi nel verde senza fare troppa fatica gli itinerari in mountain bike sono quel che ci vuole. Partendo dal paese di Sant’Orsola, piccola stazione termale nella zona di lingua italiana della vallata, si seguirà un delizioso itinerario alla scoperta dei luoghi dove vengono coltivati fragole, lamponi, ribes e mirtilli.

Tutta la zona è infatti rinomata per la produzione di frutti di bosco, che ritroveremo nei negozietti dei paesini sotto forma di confetture, composte e sciroppi, dolci e profumati. Sempre nella zona di lingua italiana, poco prima della Valle, non ci perdiamo una visita a Pergine Valsugana, con le case in stile rinascimentale in via Maier, e una sosta al lago.

Sempre a Pergine sorge il Castello, costruito nel XIII secolo, ora di proprietà privata, con la sua sale delle torture e una mostra permanente. La Valle dei Mòcheni, rimasta per secoli in una sorta di isolamento, conserva intatte le sue tradizioni anche in cucina. Si possono gustare specialità introvabili in altre località, come i “rufioi”, ravioli ripieni di verza, formaggio e profumati di cannella.

Da provare inoltre il “tortel” di patate con la lucanica, i canederli e la “carne salada” con tosella.

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