Gressan sorge sulla riva destra del fiume Dora Baltea, a 5 chilometri da Aosta e si raggiunge da est o da sud percorrendo l’autostrada A4 Venezia – Torino fino a Santhià. Si prosegue quindi verso Ivrea ed Aosta. Narra la leggenda che in questa valle che cela i resti di un ghiacciaio risalente alla preistoria si nascondano invece le spoglie del gigante Gargantua. Più precisamente, ne rimarrebbe solo il dito mignolo, dopo che il mostro alto più di settemila metri venne sconfitto dal valente cavaliere Chatelard de la Salle.

La bella Espagnole, dama che spinse il cavaliere al nobile gesto, sempre secondo la leggenda, assisteva trepidante alla tenzone dalla torre del suo castello. Ebbene proprio questo castello sarebbe uno dei sei che furono eretti nel feudo di Gressan. Nel corso degli anni il maniero cambiò diversi nomi: La Tour de Villa, sino al più recente La Tour des Pauvres, in quanto l’ultimo castellano alla fine del 1700 lo lasciò in eredità alla Chiesa di San Lorenzo.

Più verso valle sorge invece un altro castello, detto della Plantà, costruito sui resti di un fortilizio romano. Continuando a scendere verso le rive del fiume Dora Baltea incontreremo i resti di un'altra fortificazione, dei La Cour, ristrutturata nel 1927 e resa strutturalmente irriconoscibile. Si dice che nel sotterraneo della torre maggiore de La Tour de Villa si aprisse un passaggio segreto che attraverso cunicoli sotterranei avrebbe raggiunto gli altri due castelli sottostanti, per poi proseguire verso Aosta sino alla Torre di Bramafan.

Molti architetti che si interessarono a tale percorso vennero uccisi o trovarono la morte, forse perché il segreto doveva rimanere tale nei secoli a venire.

Terra di misteri e storie di fantasmi questo luogo, che nei secoli è rimasto per lunghi periodi isolato dai ghiacci, negli interminabili periodi della stagione invernale. La tradizione popolare, sempre feconda di fantasia, ha tramandato la figura sinistra dei “Revenants”. Si tratterebbe di spettri che tornano sui luoghi dove hanno incontrato una morte efferata e violenta. E c’è chi giura di averne incontrati, con la testa mozzata sotto braccio, errare vicino alla Chiesa della Maddalena. In particolare sembra si tratti di un giovane biondo dai tratti delicati, come Corradino di Svevia.

Ma non è finita. Nelle storie di montagna non mancano personaggi inquietanti quali folletti e spiritelli più o meno malvagi, come il Coboldo, colpevole di mandare a male le provviste e di nascondere gli utensili per il lavoro nei campi, oltre a chiavi, occhiali e quanto servirebbe, ma non si trova. Il rimedio? Occorre minacciarlo con una catena arroventata, per farlo fuggire all’istante.

Se tutti questi racconti da brivido non ci fanno passare l’appetito, siamo nel posto giusto. In Val d’Aosta l’alta gastronomia non è privilegio di pochi ristoranti, anzi le baite più semplici offrono anch’esse un menù per intenditori. Cacciagione preparata alla perfezione, come cervo e capriolo, sarà accompagnata da squisite ricette a base di fontina, come la fonduta. Si tratta di ottimo formaggio fuso, che potrà essere arricchito da scaglie di tartufo, gustato con crostini di pane. Ottimi tutti i dolci, tra cui quelli tipici a base di mele.

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