Una staccionata che nasconde un fienile abbandonato. Oggi Larzonei è un piccolo agglomerato di case, che ospitano una cinquantina di abitanti. Solo alla fine degli anni 90 il paese, anche se esiguo, continuava con le abitudini di sempre. Questa era la stagione della fienagione, per nutrire le trenta vacche della zona.

Oggi però il turismo ha saputo apprezzare questo angolo di paradiso remoto, e si trovano piccole deliziose baite in affitto dove rifugiarsi, lontano da tutto e tutti. La valle di Andràz si trova adiacente alla valle del fiume Cordevole, nel Livinallongo. Il fiume forma il lago di Alleghe ed è affluente del Piave. E qui occorre soffermarci. Solo per gli amanti del mistero, il lago cela una maledizione relativa ad una antica leggenda.

Pare che l’antico paese con annesso campanile della Chiesa sia sommerso, ed addirittura sono state organizzate apposite immersioni per la sua ricerca. Ma si dice che nella notte, talvolta le campane risuonino lugubremente. E per chi ode quei rintocchi, urge una manciata di cornetti napoletani perché, pare, non sia proprio un buon segno. Ma ritorniamo di corsa nel nostro paesino di Larzonei. Come raggiungerlo? Lars, nome ladino che significa larice, si raggiunge da Vicenza passando per Bassano, Feltre, Sedico, Agordo e Caprile. Da Venezia si raggiunge Belluno con l’autostrada e si prosegue per Sedico. La durata del viaggio partendo da queste due città è di circa quattro ore, necessarie per scrollarci di dosso le tensioni cittadine ed approdare in una vera oasi di pace.

Per chi ama le passeggiate, boschi e sentieri montani sono a disposizione. Per gli amanti dell’arte, la zona è da tempo rinomata per la maestria con cui si lavora il ferro. Infatti a quattro chilometri da Caprile troviamo Rocca Pietore. La zona anticamente era molto ricca di miniere, e sin dal medioevo si tramanda di generazione in generazione l’arte di lavorare il ferro battuto. Aquile e draghi sono da sempre i soggetti favoriti, mentre anticamente le spade forgiate dai fabbri della zona erano più pregiate di quelle di Toledo. Quando col tempo le miniere cominciarono ad esaurirsi, cominciò anche il declino di questa località, che vide mercanti e denari scorrere in quantità. Si cominciarono a disboscare le folte foreste per vendere il legname, ma gli abitanti poco a poco abbandonarono il paesino in cerca di fortuna nelle città.

Il latte che si produce in loco è ancora squisito, come i formaggi che si gustano, inimitabili: il Fodòm, il Cherz, il Renàz. La panna fresca, una squisita leccornia da gustare con i frutti del bosco, è da provare anche se siamo a dieta inflessibile. Carni genuine e ricette della tradizione gastronomica locale renderanno indimenticabile il soggiorno. Ma sarà soprattutto il silenzio, quello che solo risparmia i suoni vivi del vento, delle acque dei ruscelli e dei torrenti, o degli acquazzoni estivi, che più di tutto resterà nell’anima, come una piccola e nascosta benedizione.

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