Due arcate ogivali sul vestibolo: così appare la facciata dell’imponente Santuario dedicato all’arcangelo Michele, potente e temibile, venerato e temuto dai fedeli del Cristianesimo sin dal Medioevo. Il pellegrinaggio che una volta almeno nella vita era da intraprendere consisteva nel partire dalla famosa località spagnola Santiago di Compostela, e percorrere a piedi il tragitto sino a San Pietro a Roma, per poi raggiungere il Gargano.

Chi non intendeva partire di persona, mandava qualcun altro al posto suo, dietro compenso. I pellegrini giungevano da ogni parte del mondo, muovendosi carponi, segnando croci al suolo con la lingua, strappandosi le vesti o addirittura cadendo in catalessi. Ciò può sembrare inquietante, soprattutto perché l’Arcangelo Michele, iconograficamente rappresentato con corazza, scudo e spada fiammeggiante, sembra fosse stato mandato in quel luogo per liberarlo dagli influssi nefasti del pagano Calcante, l’indovino citato da Omero che predisse la peste per l’esercito greco durante la guerra di Troia.

La sua grotta era quindi stata oggetto di pellegrinaggio assiduo in tempi ancor più remoti. Ma il luogo era anche stato dimora dei famosi guaritori figli di Esculapio, padre della medicina: Podalirio e Macaone. L’arcangelo fece tre volte la sua apparizione proprio nella grotta che fu il rifugio di Calcante, negli anni 490, 492 e 493. Fu allora che venne eretta la prima Chiesa, che venne poi resa più imponente nei secoli successivi. Sulla facciata gotica troneggia la scritta “Terribilis Locus iste”, questo è un luogo terribile. Non necessariamente occorre essere religiosi praticanti per desiderare di visitare questo luogo, dall’assoluto misticismo, che ha assistito da moltissimo tempo alla processione incessante di anime in cerca di redenzione.

Ottantanove gradini, attraverso un tortuoso cunicolo, portano nel grembo della grotta contesa da due civiltà, quella antica, oscura e pagana, e quella cristiana, che nell’epoca di transizione tra questi due mondi conserva tratti temibili e quasi magici. L’altare si presenta con l’orma dell’Arcangelo, ed i pellegrini giungevano a stento, stremati dalle fatiche del viaggio, gementi e urlanti. La statua dell’Arcangelo è stata realizzata in marmo candido nel 1500, da Andrea Sansovino, nell’atto di brandire la spada per colpire il male e i peccatori. Le feste in onore del Santo, molto seguite dai fedeli, si svolgono i giorni 8 maggio e 29 settembre.

Per raggiungere Monte Sant’Angelo ci recheremo a Foggia, proseguendo per Manfredonia e Mattinata. La provinciale 272 prosegue poi verso l’interno. Il paese merita una visita per la pittoricità delle candide case antiche del quartiere Junno, tutte con facciata spiovente e una finestra sovrastante l’ingresso. Ma gli amanti della natura rimarranno incantati dalla zona per la bellezza della Foresta Umbra, a pochi chilometri, esempio di foresta nordica nel pieno dell’area mediterranea. Lo splendido mare nelle vicinanze renderà il soggiorno ancor più ricco e piacevole.

A tavola, le delizie della cucina pugliese, con i suoi taralli, le orecchiette, i piatti a base di pesce fresco.

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