Siamo nella valle dello Zebrù, tra il Bormiese e la Valfurva, da dove svettano le alte cime del Cevedale e del Pasquale. Ma la cima più imponente è quella del Gran Zebrù, alto oltre 3800 metri. Alla valle si può arrivare da due lati: uno è l’accesso da San Nicolò Valfurva, dopo Bormio, che è il centro turistico più sviluppato della zona. Inerpicandosi a piedi o con un fuoristrada lungo i sentieri sterrati, ma ben riconoscibili, si raggiungono diverse baite e rifugi dotati di servizi e spesso anche di posti letto.

Siamo sui 2000 metri e il panorama è unico nella sua tranquilla semplicità. Su queste cime non sarà improbabile incontrare stambecchi, oltre a cervi e simpatici scoiattoli, nei boschi più a valle. Un'altra via di accesso alla valle Zebrù inizia a 2700m dalla conca dominata dal monte Cevedale, raggiungibile da Santa Caterina Valfurva anche utilizzando fuoristrada di servizio pubblico. Si arriverà a destinazione dopo altre tre ore di camminata, dunque ovviamente questo tipo di percorso è raccomandato a… fidanzati e fidanzate dotati di fiato, buona volontà e dimestichezza con l’alta montagna.

Chi si sente di affrontare passeggiate più tranquille, senza rinunciare alla vista di panorami incontaminati si fermerà beatamente a soggiornare a Bormio, senza alcun senso di colpa per essere meno intrepidi. Noi optiamo per una visita alle terme, con sosta relax dedicata a piacevoli massaggi, e per un bel giro in mountain-bike il giorno seguente. Da Bormio, (1225m) si percorre la Valdidentro fino a raggiungere le torri medioevali di Fraele, arrivando poi al lago delle Scale, in circa 3 ore. Si può proseguire fino ai bacini artificiali di Cancano, in circa 4 ore.

Volendo, il percorso può essere effettuato a piedi, immersi nella natura del parco, per avvistare meglio la fauna selvatica. A Bormio vale anche la pena fare una capatina nei salumifici del centro storico, per acquistare i buonissimi formaggi quasi introvabili altrove. Parliamo del Casera, del Bitto doc, morbido e profumato, ma ve ne sono molti altri tutti gustosissimi.

A noi è molto piaciuta anche la Besciola, una focaccia ricca di fichi e altra frutta secca, anch’essa prodotta nella zona ancora in modo tradizionale, rispettando l’antica ricetta.

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