Le selve italiane sono protette da molti anni, e non dobbiamo desistere. Le alluvioni, gli smottamenti, le frane, sono disastri ambientali che l’uomo può e deve cercare di prevenire. Preservando il territorio ed evitando costruzioni criminali in zone a rischio. Evitando di deviare il corso dei torrenti, il disboscamento non assennato, gli incendi dolosi.

Quello che di più vero e atavicamente quasi sacro che tutti noi possediamo è proprio il regno della natura, quel territorio geografico e della mente che Ermanno Olmi celebrava nel suo film “Il Segreto del Bosco Vecchio”, anni or sono. Anche il vento, il “vento Matteo” veniva personificato come presenza spirituale e viva al contempo, in una atmosfera visionaria.

Passeggiare in una selva centenaria ancora oggi ci regala la sensazione di non essere immersi in anni così difficili da affrontare, perché il respiro della natura, non dimentichiamolo, è il nostro stesso respiro. Il fine settimana proposto è al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, nell’Appennino tosco – romagnolo. Tra Romagna e Toscana ben trentaseimila ettari di bosco, ma anche di pascoli, regalano al visitatore un soggiorno unico e speciale.

Il Parco delle Foreste Casentinesi, con il Monte Falterona e Campigna ha numerosi Centri visita e si raggiunge facilmente percorrendo in Romagna l’ autostrada A14, uscendo ai caselli di Forlì, Faenza o Cesena. In Toscana, si transita lungo l’autostrada A 1 e si esce ai caselli di Barberino del Mugello, oppure Firenze o Arezzo. Il luogo era già sacro agli Etruschi, che fecero del Monte Falterona un luogo di culto. Nel sito conosciuto come Lago degli Idoli sono stati rinvenuti centinaia di oggetti oggi conservati nei più famosi Musei del mondo, come il Louvre e il British Museum.

Le foreste erano presenti nel territorio anche ai tempi dei Romani, mentre nel Medioevo i monaci fecero di abetaie e faggeti il loro rifugio al riparo delle insidie del mondo violento che li attorniava. Nei boschi tra Poggio Muschioso, Poggio Brogli e passo Fangacci gli eremiti coltivarono abeti e si ritirarono in mistico silenzio. Quello stesso silenzio di cui siamo alla ricerca percorrendo a piedi o a cavallo i sentieri che l’uomo ha ordinatamente disseminato all’interno della vegetazione. Un passo necessario per permettere alle guardie forestali di vigilare sul rispetto che tutti dovremmo avere spontaneamente per questi alberi antichi.

Foreste di abeti, faggi, castagni che in autunno si tingono di accese tonalità policromatiche e che non dimentichiamo sono habitat ideale per una moltitudine di specie animali. Mammiferi come caprioli, daini, cervi, cinghiali, scoiattoli, lepri, istrici, per enumerarne alcuni. Tra gli uccelli, i rapaci la fanno da padroni, quindi non sarà difficile avvistare falchi e poiane che volteggiano alti e vigili in cerca di prede. Oggi decimato, ma in via di recupero, il lupo era il predatore sovrano delle zone.

In particolare, possiamo passeggiare tra alti abeti bianchi a Campigna, tra faggi e aceri a Badia Prataglia e vicino a Falterona godere del bellissimo paesaggio dato dai castagni, albero generoso e solenne. Cascate, ruscelli, torrentelli. La melodia del parco si gode anche quando si incrociano sulla via acque ancora limpide. Disseminati lungo il territorio, inoltre, le testimonianze dell’uomo, come monasteri e case in pietra, il Mulino Mengozzi a Fiumicello, o la deliziosa Chiesetta di Pietrapazza.

Merita una visita il convento della Verna, dove si dice San Francesco abbia ricevuto le stimmate, al cui interno è conservata una meravigliosa collezione di terracotte.

A Camaldoli, nel monastero potremo acquistare liquori tipici prodotti con erbe, secondo antiche tradizioni. Non dimentichiamo inoltre che a Campigna si trova il Palazzo settecentesco che fu dimora di caccia della dinastia dei Lorena.

A tavola, gustiamo squisiti piatti di cacciagione nella zona toscana, cinghiale e carne Chianina. In Romagna, la zona è famosa per i salumi di suino di Mora Romagnola, di eccellente qualità.

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