La produzione di latte ed eventualmente la sua trasformazione in yogurt può essere fatta risalire addirittura al Neolitico, al tempo dei primi passi del genere umano.

Ciò coincise con un importante processo per l’evoluzione, ovvero la domesticazione, con i primi tentativi di allevamento per ottenere cibo e pelli. Il latte veniva conservato in otri e contenitori che altro non erano che viscere di animali domestici essiccate.

In questo modo, essendo a contatto con l’aria, facilmente il latte poteva fermentare e coagulare, trasformandosi in una sorta di yogurt.

Il latte impiegato fu solo tardivamente di mucca. Si ipotizza infatti che il latte consumato dalle prime popolazioni primitive nel mondo fosse di capra, pecora, cavalla, asina, e a seconda delle latitudini di cammella e di renna. Per nutrirsene, l’uomo doveva attendere le fasi gestionali dell’animale, che ovviamente non veniva “munto” come accadde successivamente.

Cenni sull’uso dello yogurt sono presenti anche nei principali testi sacri umani: la Bibbia e il Corano. Infatti nel Deuteronomio della Bibbia si narra come il latte fermentato apparisse a Mosè, come dono di Dio, mentre nel libro della Genesi si precisa che il segreto dello yogurt venne rivelato da Dio ad Abramo.

Per la tradizione islamica fu invece il Profeta Maometto a regalare al suo popolo il salutare alimento. Secondo una leggenda il Profeta donò un granello di “Kefir” per la trasformazione del latte in yogurt.

Analogamente, nelle zone della Russia meridionale alle Amazzoni veniva attribuita la conoscenza di un processo di fermentazione del latte di cavalla, oggi ancora noto come “Kummis”.

Ed anche ai tempi di Gengis Khan si racconta di come un emissario dell’esercito mongolo venisse approvvigionato con latte invece di acqua. Fermentando il latte trasformato in yogurt regalò al soldato nuove energie per compiere la sua missione.

Il termine yogurt deriva dal turco “youghourt” e i fermenti lattici sono per tradizione etimologica connessi a concetti correlati a “elisir di lunga vita”.

Dal lessico indiano, egiziano, mongolo e siriano si evince che in tutte queste aree il consumo di yogurt era connesso con una ricerca di benessere fisico e interiore che potesse in qualche modo migliorare e prolungare la durata della vita.

Lo yogurt poteva essere facilmente trasportato e consumato anche da popolazioni nomadi, grazie al suo alto tasso di conservabilità. La facile digeribilità e le notevoli qualità nutritive apportavano anche ai bambini ed ai malati nuove risorse per affrontare le dure condizioni di vita delle popolazioni umane nei tempi più remoti.

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